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Editoriale

Il valore e la responsabilità dell’autonomia (ricordando Fabio Roversi Monaco)

di Marco Cammelli [*]

Dei numerosi ambiti nei quali Fabio Roversi Monaco, come studioso e come uomo pubblico, ha saputo realizzare risultati significativi di cui ci danno conferma messaggi giunti da ogni parte, tenterò di rendere riconoscibile un motivo che tutti li lega: il valore e le responsabilità dell’autonomia e dell’autogoverno. Una fede legata non solo al loro valore di principio (insieme al pluralismo, di cui la Costituzione è già ricca testimonianza) ma alla consapevolezza delle responsabilità che ne derivano e, non meno importante, alla percezione della loro necessarietà in un Paese vario e lungo come il nostro.

In piena sintonia con la stagione italiana di quel periodo per Fabio Roversi Monaco, fin dall’inizio degli anni ’60, l’autonomia non è né rifugio di interessi corporativi né asfittico localismo, ma consapevolezza che in un sistema pluralistico avviato a relazioni globali e alla interdipendenza, il centro non è più l’unico attore di queste dinamiche. Anzi, il pluralismo delle diverse realtà, garantito al livello più alto dalla nostra Carta, è il presupposto di dirette relazioni tra entità simili operanti in paesi diversi a condizione di godere di uno spazio di autonomia che consenta loro di esprimersi, dialogare, se necessario confliggere. In breve, un sistema di reti prima ancora che arrivassero tecniche e piattaforme digitali.

Nello stesso tempo, ecco il punto, piena consapevolezza dei presupposti e delle implicazioni necessarie: chiarezza sulla natura e gli elementi costitutivi comuni alle singole realtà chiamate a dialogare; quadro di principi e di regole generali da osservare; dovere indeclinabile per ciascuno di rispondere del proprio operato. Il che implica innanzitutto sistemi di governance solidi, capaci, credibili: in grado cioè di sostenere il bene comune rispetto agli interessi particolari, di essere riferimento per le proprie comunità e i propri apparati, di dare conto pubblicamente dei risultati conseguiti.

Sia la decisa azione di governo di Fabio Roversi Monaco nelle varie istituzioni, non priva anche di asprezze proporzionali al peso della responsabilità portata, sia il percorso scientifico e culturale attestano con chiarezza quanto appena affermato, e la stessa sequenza dei temi ne è testimone.

L’autonomia funzionale delle imprese pubbliche economiche rispetto al Governo dei suoi primi studi (anni ’60); l’autonomia dei sistemi territoriali, amministrazione periferica dello Stato compresa, e delle regioni (anni ’70); l’autonomia dell’università (anni ’80-90); l’autonomia delle professioni e dei loro saperi, dai medici ai funzionari amministrativi (con la SPISA); l’autonomia delle Fondazioni di origine bancaria (anni 2000) non sono che rappresentazioni diverse della stessa realtà, delle stesse possibilità, dello stesso problema.

L’Università in particolare ne è un esempio evidente. La Charta Universitatum (’86 e ’88) è nello stesso tempo enunciazione di valori e di principi sottoscritti da oltre un migliaio di Atenei, ma anche il necessario presupposto delle dirette relazioni tra Atenei, dal riconoscimento dei titoli alla mobilità di docenti e studenti poi diventate politiche UE.

Lo statuto di Ateneo del 1991 non è solo autogoverno didattico e organizzativo più adeguato rispetto al sistema ministeriale centralizzato combinato con l’autogestione delle categorie accademiche ma contestuale impegno a superare il “cavalli di frisia” che separano settori disciplinari e strutture didattiche e scientifiche avviando un discorso difficile ma necessario di comunità universitaria. Aprendo agli studenti, alle strutture amministrative, all’esterno, ma anche aiutandola a riconoscere, grazie ai simboli e ai riti di cui questa aula Magna di S. Lucia è splendida testimonianza, i profondi valori comuni.

Charta e Statuto, esempi tra i tanti, ma entrambi espressione di visioni anticipatrici fatte proprie dalle pubbliche istituzioni (Erasmus in Europa e le leggi “quadrifoglio” di Ruberti in Italia), a conferma di quanto le particolari qualità di governo di Fabio Roversi Monaco (intuizione, visione, coordinamento, rapidità decisionale e operativa) fossero sostenute da valori profondi e da un disegno di innovazione di lungo respiro che spesso mancano e raramente si trovano nella stessa persona.

Fin dall’antichità si è detto che nasciamo senza niente e senza niente ce ne andiamo. Possiamo essere certi che tutto questo, di Fabio Roversi e grazie a lui, rimarrà.

 

Note

[*] Marco Cammelli, emerito di Diritto amministrativo dell’Università di Bologna, Via Zamboni 33, 40126 Bologna, marco.cammelli@gmail.com.

 

 

 



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